News

Il Sole 24 Ore

Il Sole 24 Ore

Omessi versamenti.

Apertura della Cassazione ma la disposizione interpretata riguarda le violazioni a monteRavvedimento ad appeal ridotto

Con il cumulo giuridico più conveniente sanare dopo le cartelleCumulo giuridico anche per reiterate violazioni relative al mancato versamento di più tributi, addirittura per più annualità. È questo il principio che si desume dalla sentenza 21570/2016 della Cassazione (si veda quanto anticipato ieri su queste colonne). È una pronuncia che stravolge taluni principi, anche se sicuramente favorevole al contribuente, tant’è che fa riconsiderare l’opportunità di avvalersi del ravvedimento operoso nell’ipotesi di mancati versamenti, fino ad arrivare al paradosso che, anche per sopperire a mancanze di liquidità, converrebbe quasi non versare le imposte e aspettare l’azione del fisco.Il quadro normativoLa questione parte dal principio del cumulo giuridico delle penalità (articolo 12 del Dlgs 472/1997). Più volte su queste pagine si è rappresentato l’importanza dell’istituto del cumulo anche a confronto con il ravvedimento operoso, poiché in quest’ultimo, in presenza di violazioni plurime, occorre regolarizzare ogni singola violazione, mentre nel cumulo giuridico l’ufficio è obbligato ad applicare un’unica sanzione – la più grave, debitamente elevata – in presenza di plurime violazioni. Il cumulo disciplina il concorso formale e il concorso materiale (quest’ultimo solo per plurime violazioni formali). L’aspetto più importante, però, è quello della continuazione o progressione. La norma (comma 2 dell’articolo 12) stabilisce che, nell’irrogazione della sanzione, l’ufficio deve considerare la sanzione più grave, aumentata da un quarto al doppio, quando il contribuente «anche in tempi diversi, commette più violazioni che, nella loro progressione pregiudicano o tendono a pregiudicare la determinazione dell’imponibile ovvero la liquidazione anche periodica del tributo». Va rilevato che la progressione, così come il concorso materiale, trova applicazione anche quando le violazioni riguardano più periodi d’imposta (con l’aumento dalla metà al triplo). In tal caso se l’ufficio provvede (come normalmente fa) ad irrogare le sanzioni anno per anno, nell’atto successivo al primo (e in quelli seguenti) deve provvedere a determinare la sanzione unica, scomputando quelle precedentemente irrogate (così che in taluni casi la sanzione risulta pari a zero).La decisioneNella sentenza 21570/2016 la Cassazione riconosce l’applicabilità del cumulo giuridico in presenza di violazioni relative a versamenti omessi riguardanti più tributi e più anni. Questo significherebbe, ad esempio, che se il primo anno un contribuente non versa l’Ires pari a 100 e il secondo anno non versa anche la stessa imposta pari a 90, l’amministrazione finanziaria dovrebbe applicare per il primo anno la sanzione di 30 (30 per cento su 100), ma per l’Ires non versata del secondo anno non potrebbe irrogare il 30 per cento di 90 (27), ma dovrebbe considerare 30 (la sanzione più grave dei due anni), aumentata della metà (cumulo per più anni), cioè 45, aumentata di 1/4 (11,25), quindi 56,25, da cui dovrà scomputare 30 richiesto al primo anno (quindi dovrebbe richiedere al contribuente 26,25, che è meno di 27). Se poi lo stesso contribuente non versa nemmeno al terzo anno l’Ires, si supponga pari a 80, l’ufficio, essendo la sanzione unica pari sempre a 56,25, non potrebbe più irrogare alcuna penalità.Le criticitàQuella sopra rappresentata, tuttavia, non sembra un’impostazione corretta in quanto si ritiene che il cumulo giuridico non possa trovare applicazione per le violazioni di omesso/insufficiente versamento del tributo (in questo senso anche circolare n. 180 del 10 luglio 1998).Infatti, il comma 2 dell’articolo 12 prevede l’applicazione dell’unica sanzione per quelle violazioni che «pregiudicano o tendono a pregiudicare la determinazione dell’imponibile ovvero la liquidazione anche periodica del tributo». L’omesso versamento non ha nulla a che vedere con la determinazione dell’imponibile, ma nemmeno, se si guarda bene la norma, con le violazioni che pregiudicano la liquidazione periodica del tributo. È evidente che la norma si rivolge a quelle violazioni che stanno “a monte” rispetto alla liquidazione e al versamento del tributo.Vero è che la Cassazione non sembra avere il minimo dubbio, anche se non svolge questa minima attività interpretativa.

Sorgente: Il Sole 24 Ore

Posted on