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Spese nel processo tributario

Spese nel processo tributario

Processo tributario, la notula con le spese deve essere analitica
Nel processo tributario, come in quello civile, chi perde paga. Questa è la regola generale che il giudice tributario deve (e dovrà) applicare, così come stabilito tassativamente dal Dlgs 156/2015. Le spese di giudizio, che sono state tra le novità più rilevanti della riforma attivata con il Dlgs 546/1992, sono consequenziali alla prevista obbligatorietà dell’assistenza tecnico-professionale nei giudizi davanti alle commissioni tributarie. La condanna alle stesse ha lo scopo di garantire alla parte vittoriosa il ristoro delle spese giudiziali sopportate, in particolar modo per munirsi di un difensore.
Tutte le sentenze tributarie devono concludersi con la condanna delle spese e ora – con la riforma che entrerà in vigore nel 2016 – la compensazione delle stesse diventerà un’eccezione, che dovrà essere motivata. Il giudice dovrà spiegare le ragioni di tale decisione, che potrebbero riguardare il caso in cui vi è la soccombenza reciproca delle parti (che si concretizza generalmente con l’accoglimento parziale del ricorso), oppure il caso in cui sussistono gravi eccezioni che possono consistere nella difficile interpretazione della norma riguardante la materia del contendere o nella complessità della questione trattata.
Il difensore abilitato, quando deposita il ricorso, dovrebbe produrre la notula delle spese che per allinearsi alle nuove regole tassativamente dovrà comprendere:
il contributo unificato;
gli onorari e i diritti del difensore;
le spese generali e gli esborsi sostenuti;
il contributo previdenziale;
l’imposta sul valore aggiunto, se dovuta.
Se questi sono gli elementi che saranno indicati nelle spese di giudizio, è ragionevole attendersi che il giudice non si limiterà più a liquidare spese per poche centinaia di euro, ma di importo ben superiore a quanto veniva liquidato prima. La nota spese dovrà essere dettagliata e la sua stesura dovrà richiamare il giudizio instaurato citando l’atto impugnato. Per mera corretta interpretazione, la nota spese dovrà fare riferimento al Dm 10 marzo 2014, n. 55, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del 2 aprile 2014 n. 77, che sarà utile allegare in copia fotostatica al ricorso stesso. Le voci che dovranno essere evidenziate saranno:
il valore della controversia;
la fase di studio della stessa;
la fase di introduzione del procedimento;
la fase istruttoria;
la fase decisoria e l’eventuale fase cautelare.
A ogni fase dovrà essere abbinato il relativo importo. Oltre a ciò vi sarà la voce «compenso» che assorbirà la parte più importante della nota spese e verranno indicati il rimborso spese, l’importo della cassa di previdenza e l’Iva.
Attenzione. Non sarà sufficiente mettere in calce al ricorso o alla memoria aggiuntiva la frase «con vittoria di spese» senza alcuna specifica di nota spesa e avere la pretesa che la stessa venga liquidata dal collegio giudicante. Tale comportamento potrebbe addirittura passare inosservato al giudice relatore. Sarà utile al difensore abilitato chiedere la distrazione di alcuni importi della nota spese a suo favore, che potrebbero riguardare quantomeno le spese vive dallo stesso materialmente sostenute e il compenso stesso. La differenza andrà a favore del contribuente. Ma, perché possa succedere, ciò deve risultare nel ricorso.
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IL sole24ore

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