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Il Sole 24 Ore

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Dividendi esteri, nel modello la «rinuncia» all’interpello CfcColoro che percepiscono dividendi da società black list dovranno vagliare attentamente l’eventualità di presentare l’interpello di cui all’articolo 11, comma 1, lettera b) legge 212/2000. A seguito del decreto legislativo 156/2015, l’istanza Cfc (Controlled foreign companies) è divenuta facoltativa ma il contribuente ha l’obbligo di segnalare in dichiarazione l’eventuale risposta negativa o la mancata presentazione dell’interpello. Stando all’articolo 47, comma 4 del Tuir, i dividendi percepiti da persone fisiche concorrono integralmente alla formazione del reddito, qualora si riferiscono a partecipazioni dirette in società localizzate in paradisi fiscali o a partecipazioni indirette, anche non di controllo, nelle suddette società per il tramite di una controllata residente in un Paese a fiscalità ordinaria. Questi dividendi, però, possono scontare una tassazione parziale quando:per effetto della disciplina Cfc (articolo 167 Tuir), i redditi della black list sono attribuiti per trasparenza al socio;oppure il socio dimostra che “dalle partecipazioni non sia conseguito, sin dall’inizio del periodo di possesso, l’effetto di localizzare i redditi in Stati” a fiscalità privilegiata (II esimente ai sensi dell’articolo 167, comma 5, lettera b); a tal fine è possibile presentare l’interpello probatorio.In quest’ultimo caso, gli utili di una società black list sono equiparati ai dividendi di una società white list. Per tal motivo, l’interpello assume rilevanza in Unico. Nel caso di risposta positiva dalle Entrate, il dichiarante non deve porre in essere particolari obblighi dichiarativi, in quanto compilerà i rispettivi quadri in relazione alla tipologia di partecipazione detenuta.In altri termini, nell’ipotesi di partecipazione qualificata il quadro interessato sarà RL, mentre per le non qualificate si dovrà procedere alla compilazione del quadro RM, in quanto i dividendi sono soggetti a tassazione sostitutiva.Nel caso in cui, invece, non sia stato presentato l’interpello o, in caso di risposta negativa, si decida comunque di tassare parzialmente il dividendo (indicandolo nel quadro RL), il contribuente essendo obbligato a segnalare la sua decisione, ricadrà, verosimilmente, sotto la lente del fisco.Introducendo tale onere- la cui omissione è punita con una sanzione pari al 10% del dividendo non dichiarato con un minimo di mille e un massimo di 50mila euro – sicuramente si ottiene più trasparenza dai contribuenti, ma non si persegue l’obiettivo di compliace.Qualora, invece, il contribuente possa dimostrare che la società black list svolga effettivamente nel paradiso fiscale un’attività industriale commerciale come sua principale attività (I esimente ai sensi dell’articolo 167, comma 5 lettera a), dovrà comunque tassare integralmente il dividendo, ma gli verrà riconosciuto, a seguito del Dlgs 147/2015, un credito d’imposta indiretto. Si ricorda che per il periodo di imposta 2015 si considerano paradisi fiscali, i Paesi inclusi nel decreto ministeriale 21 novembre 2001 e dall’11 maggio 2015 (entrata in vigore del decreto ministeriale 30 marzo 2015) si devono ricomprendere anche tutti quegli Stati che hanno un livello di tassazione inferiore al 50% di quello italiano.In conclusione, coloro che detengono una partecipazione in un paradiso fiscale dovranno districarsi tra i vari meandri dei quadri di Unico. Dovranno, infatti, compilare il quadro RW, e il quadro FC, quando controllano, anche indirettamente, una società “privilegiata”, ed in caso di dividendi, dovranno compilare il quadro RL o il quadro RM a seconda che si possa disapplicare la disciplina Cfc e che si tratti di una partecipazione qualificata o non. Per finire, in caso di imposte pagate all’estero occorrerà compilare anche il quadro CE. Tutto ciò senza dimenticarsi di dichiarare l’eventuale presentazione di interpello .

Sorgente: Il Sole 24 Ore

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