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Il Sole 24 Ore

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l neo-amministratore risponde del reato di omesso versamentoIl nuovo amministratore risponde del reato di omesso versamento dell’Iva anche se il debito è maturato in vigenza dell’incarico assunto da un altro soggetto. È, infatti, tenuto a un controllo preventivo prima dell’accettazione della carica, poiché in assenza si espone volontariamente alla responsabilità penale. A confermarlo è la sentenza 4631/2016 della Cassazione, depositata ieri. Una società ha omesso il pagamento dell’Iva riferita al periodo 2005 risultante dalla dichiarazione annuale presentata nel 2006 per un totale superiore a 400mila euro. Così è stato indagato il legale rappresentante della società per il reato di omesso versamento Iva (articolo 10-ter del Dlgs 74/2000). Sia il Tribunale che la Corte d’appello hanno confermato la responsabilità e lo hanno condannato alla pena di sette mesi di reclusione. Contro la decisione di secondo grado il diretto interessato ha presentato ricorso per Cassazione, lamentando, tra i diversi motivi, che lo stesso era divenuto amministratore della società solo il 26 settembre 2006 e pertanto entro il 27 dicembre (termine ultimo per il versamento dell’Iva) non avrebbe potuto reperire le risorse utili al versamento. Nel confermare un orientamento consolidato, la Suprema corte ha innanzitutto ricordato che per la consumazione del reato occorre che l’omissione del versamento dell’imposta dovuta si protragga fino al 27 dicembre dell’anno successivo al periodo di imposta di riferimento. Con riguardo alle società di capitali, la responsabilità penale è attribuita all’amministratore ovvero a chi rappresenta e gestisce l’ente. Tale soggetto è infatti tenuto a presentare e sottoscrivere le dichiarazioni rilevanti per l’ordinamento tributario, adempiendo così agli obblighi conseguenti. Chi subentra in sostituzione del precedente amministratore dopo la presentazione della dichiarazione, ma prima della scadenza prevista per il versamento dell’Iva, ai fini della commissione del reato (appunto 27 dicembre), è tenuto a un obbligo di controllo della condotta precedente. Qualora ometta tale verifica, si espone volontariamente a tutte le conseguenze che possono derivare da pregresse inadempienze. Nel caso esaminato, il “nuovo” amministratore aveva assunto la carica nel settembre 2006 e pertanto avrebbe potuto adempiere all’obbligo di versamento entro il 27 dicembre. In assenza, dunque, è stato correttamente ritenuto responsabile del reato. La decisione conferma l’orientamento espresso sino a oggi in tema di omessi versamenti. Va però segnalato che la sentenza 30492/2015 della Cassazione ha operato un importante distinguo: con riguardo ai delitti di omessi versamenti a fronte di dichiarazioni predisposte da precedenti amministratori, il subentrante con un minimo di diligenza può facilmente verificare la sussistenza del debito di imposta non versato. Nell’ipotesi di reati dichiarativi ovvero per l’utilizzo di fatture false, è necessario che l’accusa provi la conoscenza da parte del nuovo soggetto delle violazioni contabili commesse in precedenza. In ogni caso, può rivelarsi opportuno che, nel momento in cui si assume la rappresentanza legale di una società di capitali, prudenzialmente venga posta in essere un’attività ricognitiva finalizzata a rilevare eventuali anomalie contabili e fiscali in modo da evitare, in futuro, contestazioni sull’operato altrui.

Sorgente: Il Sole 24 Ore

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