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Il Sole 24 Ore del Lunedì

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Auto usate dai soci, ecco quando serve l’annotazioneLa comunicazione dei beni assegnati ai soci a titolo gratuito (o quasi), che le imprese hanno trasmesso entro lo scorso 30 ottobre, potrebbe in alcuni casi determinare l’annotazione sulla carta di circolazione del nome del socio quale effettivo utilizzatore del veicolo intestato alla società. I casi in cui i due adempimenti “si incrociano” sono rari, ma vale la pena di conoscerli per evitare errori.A partire dal 3 novembre 2014, a norma dell’articolo 94, comma 4-bis, del Codice della strada (Dlgs 285/1992 come modificato dall’articolo 12 della legge 120/2010) gli atti che comportano la disponibilità del veicolo, per un periodo superiore a 30 giorni, in favore di un soggetto diverso dall’intestatario, vanno dichiarati dall’avente causa, entro 30 giorni, al fine dell’annotazione sulla carta di circolazione. In mancanza, scatta una sanzione variabile tra i 711 e i 3.554 euro. Vanno però tenute presente le esclusioni previste dal ministero dei Trasporti (circolare 23743 del 2014) che, per i veicoli usati in ambito aziendale, consentono di concludere che: l’annotazione temporanea presuppone l’uso esclusivo, personale e continuativo del veicolo in capo all’utilizzatore; il comodato è per sua natura gratuito, per cui non può sussistere tutte le volte in cui la disponibilità del veicolo costituisce, in tutto o in parte, un corrispettivo; è esplicitamente escluso l’utilizzo di veicoli aziendali a titolo di fringe benefit e, comunque, l’uso promiscuo; vengono esclusi i casi nei quali i dipendenti o collaboratori si alternano nell’utilizzo dello stesso veicolo aziendale. Dal canto suo, la comunicazione dei beni ai soci non scatta se l’auto è assegnata al socio dipendente in f ringe benefit, se è data in uso a un socio-amministratore, se l’uso personale è adeguatamente remunerato o quando (per imprese individuali e società trasparenti) i costi indeducibili inclusi nel reddito di partecipazione (eventualmente sommati al corrispettivo pagato) superano il reddito in natura costituito dall’utilizzo del veicolo, determinato secondo quanto previsto dall’articolo 51, comma 4, Tuir.Premesso, quindi, che a livello soggettivo i due adempimenti si differenziano – dato che l’annotazione non riguarda solo i soci o i collaboratori familiari – in presenza di un uso esclusivamente personale del veicolo aziendale da parte del socio, effettuato in mancanza di corrispettivo pattuito, l’annotazione sulla carta di circolazione preluderà all’invio all’Agenzia della comunicazione, con possibili ripercussioni ai fini del redditometro di quest’ultimo. Questa ipotesi, comunque, è del tutto marginale, poiché sottintende l’esistenza presso l’impresa di un bene completamente non inerente, con conseguente integrale irrilevanza dei costi sostenuti e dell’Iva assolta. D’altro canto, la formalizzazione di una remunerazione anche solo simbolica, esclude il comodato ed evita l’annotazione sul “libretto”, così come l’uso promiscuo.Infine, per l’impresa individuale, si dovrebbe avere il doppio adempimento in unico caso: quando il collaboratore familiare utilizza gratis l’auto intestata all’imprenditore individuale, esclusivamente per motivi personali e non in modo promiscuo. Anche se, in tale ipotesi, dovrebbe generalmente scattare l’esonero in caso di «concessione a familiare convivente» previsto dal ministero dell’Interno (circolare 300/7812 del 31 ottobre 2014).© RIPRODUZIONE RISERVATAGiorgio Gavelli

Sorgente: Il Sole 24 Ore del Lunedì

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