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Reverse charge. Cessione di beni rilevanti territorialmente in Italia

Reverse charge. Cessione di beni rilevanti territorialmente in Italia

Reverse charge. Cessione di beni rilevanti territorialmente in Italia
Iva, la fattura va emessa dal fornitore comunitario
Le cessioni di beni territorialmente rilevanti in Italia da parte di fornitore Ue devono essere certificate con emissione di fattura da parte di quest’ultimo e l’Iva deve essere assolta tramite reverse charge dal cessionario stabilito in Italia. In caso di mancato ricevimento della fattura si deve procedere alla regolarizzazione dell’acquisto tramite autofattura. In ogni caso, ai fini Iva non rileva l’eventuale emissione di fattura da parte del rappresentante fiscale in Italia del cedente Ue recante la sola partita Iva italiana. Il documento ha, infatti, mera valenza «interna» per documentare la movimentazione delle merci.
La risoluzione 21/E/2015 di ieri conferma l’impostazione da seguire nel caso di operazioni territoriali in Italia poste in essere da parte di soggetti non residenti, anche tramite il loro rappresentante fiscale. In particolare, è ribadita la valenza assoluta dell’articolo 17, comma 2, del Dpr 633/1972: sia in caso di cessioni di beni che di prestazioni di servizi, l’Iva deve essere assolta tramite reverse charge dal cessionario/committente stabilito in Italia. Se la controparte è Ue si procede con l’integrazione del documento ricevuto, mentre se è extra Ue con l’emissione di autofattura.
Nel primo caso (fornitore Ue), si deve sempre attendere la fattura emessa dal soggetto comunitario che deve essere numerata, integrata e registrata (ex articoli 46 e 47 del Dl 331/1993). L’annotazione sul registro vendite deve avvenire entro il 15 del mese successivo a quello di ricezione, ma con riferimento al mese di ricezione. Normalmente, la registrazione sugli acquisti avviene in simultanea.
Al contrario, se la vendita è certificata tramite emissione di un documento da parte del (solo) rappresentante fiscale, l’operazione deve essere oggetto di regolarizzazione. Bisogna pertanto emettere autofattura entro il 15 del terzo mese successivo a quello di effettuazione dell’operazione e registrarla con riferimento al mese precedente (articolo 46, comma 5, del Dl 331/1993).
L’Agenzia afferma però (si veda anche la risoluzione 89/E/2010) che il rappresentante fiscale può, per proprie esigenze, emettere un documento non rilevante ai fini Iva nel quale evidenzia che è il cessionario a dover assolvere l’imposta.
Nella pratica, tuttavia, spesso la fattura ricevuta dal cessionario nazionale reca la ragione sociale del non residente (incluso il suo Vat number estero) ed è fatta menzione anche dell’identificativo Iva del rappresentante fiscale. In quest’ipotesi, pare legittimo attribuire rilievo all’indicazione dei dati integrali del non residente, nel senso di poter ritenere la fattura come emessa direttamente da quest’ultimo e che l’indicazione dell’RF risponda solo a esigenze tecnico-amministrative del fornitore. In questo caso, si dovrebbe procedere con l’integrazione di tale documento.
fonte il sole 24ore
Matteo Balzanelli
Massimo Sirri

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